Andrés
Segovia (1893-1987) è considerato, dalla maggior parte degli
studiosi, il padre della moderna chitarra classica. È opinione
diffusa, infatti, che senza il suo contributo, la chitarra sarebbe
rimasta uno strumento modesto, suonato solo dagli umili. Fin da
quando aveva solo quattro anni, Segovia iniziò la sua ricerca,
per innalzare la chitarra ai più alti ranghi dell’universo
musicale
Nonostante
i tentativi di dissuasione da parte della famiglia (che invece lo
incoraggiava a studiare uno strumento “vero”), continuò
i suoi studi di chitarra, dando il primo concerto in Spagna ad appena
quattordici anni. Il suo debutto come professionista avvenne invece a
Madrid, a vent’anni. Il suo repertorio iniziale includeva
trascrizioni di Tárrega, insieme ad altre di sua mano da Bach
o altri compositori. Molti dei cosiddetti “musicisti seri”
credettero che Segovia sarebbe stato deriso e fischiato, poiché
la chitarra non poteva affrontare un programma di musica classica.
Ed, in effetti, Segovia stupì la platea. L’unico
problema che dovette fronteggiare fu quello che la chitarra non
riusciva a riempire la sala con il suo suono. Negli anni seguenti,
Segovia riuscì a perfezionare la sua tecnica, spingendo
inoltre i liutai a sperimentare nuovi tipi di legno e forme
innovative, che potessero aumentare la naturale amplificazione dello
strumento. Con l’avvento delle corde di nylon, la chitarra poté
produrre suoni più potenti, che, nel contempo, potesse essere
percepito da una distanza maggiore. La sua ricerca lo portò ad
un primo concerto newyorkese nel 1928. Di nuovo, il pubblico fu
travolto dalla sua musica e dalla sua tecnica, e molti furono
conquistati alla chitarra classica. Il suo crescente successo a New
York gli portò molte offerte di concerti in America e in
Europa, oltre a una tournèe orientale nel 1929. Segovia era
arrivato, e con lui la chitarra classica. Con i suoi viaggi, cresceva
la popolarità sua e della sua chitarra. Compositori come
Heitor Villa-Lobos iniziarono a scrivere pezzi per chitarra: con
quell’amalgama, fosco e malinconico, di dissonanze e di
fraseggi da violoncello, le composizioni di Villa-Lobos, in
particolare, sembravano perfette per la chitarra. Ma Segovia aveva
anche iniziato a trascrivere per chitarra alcuni grandi capolavori:
la sua riduzione della Chaconne di Bach è divenuta uno
dei più famosi pezzi per questo strumento, e anche uno dei più
difficili da eseguire.
La sua trascrizione della Chaconne di Bach è anzi talmente
perfetta che sembra che sia stata concepita per questo strumento, e
non per il violino come in effetti fu. Assieme al repertorio di
Segovia, anche quello della chitarra si stava ampliando. Il suo
obiettivo stava divenendo realtà. Rimaneva solo la terza e
ultima parte del suo compito: lasciare la sua eredità alle
nuove generazioni. Ebbe molti allievi durante la sua carriera, fra
cui, i più famosi, Christopher Parkening, John Williams,
Elliot Fisk e Oscar Ghiglia. E sono loro, insieme a molti altri, a
continuare la tradizione di Segovia, pur espandendo,
contemporaneamente, la presenza della chitarra classica, il suo
repertorio e i suoi confini musicali. Segovia non è stato
soltanto un grande maestro; indirettamente ha infatti influenzato
migliaia di chitarristi in tutto il mondo. Ed è veramente il
padre della chitarra classica.
|