Backhaus nacque a Lipsia ed apprese dalla madre,
pianista dilettante, i primi
rudimenti di musica. Fu poi allievo di Aloys Leckendorf al
Conservatorio di Lipsia dal 1891 al 1899. Nel 1898, si trasferì
a Francoforte sul Meno, dove studiò con Eugene d'Albert, il
quale era stato allievo di Liszt ed era famoso per le sue esecuzioni
beethoveniane. Nel 1900 iniziò la sua attività
concertistica, suonando con la Gewandhaus Orchestra diretta da Arthur
Nikisch.
Ma la sua fama divenne mondiale solo dopo che ebbe vinto il Concorso
Rubinstein a Parigi nell’agosto del 1905. Sebbene il grande
compositore Béla Bartók fosse a sua volta uno dei
concorrenti, il suo commento fu “Backhaus ha suonato veramente
bene”. Debuttò a New York il 5 gennaio 1912: per
l’esecuzione del concerto “L’imperatore”, fu
acclamato come virtuoso in tutti gli Stati Uniti. Fece tournées
nel Sud America, Asia ed Europa. Il suo unico interesse era la
musica. Non insegnò a lungo - Manchester Royal College of
Music (1905), Curtis (1925~26), ecc. Eccetto il periodo del servizio
militare nella Prima Guerra Mondiale, dedicò tutto il suo
tempo alle esecuzioni dal vivo e su disco. Persino il regime nazista
non riuscì ad interrompere la sua attività musicale,
ragione per cui venne ritenuto dagli Alleati un collaborazionista del
regime. Si dice che abbia dato, nella sua carriera, più di
4000 concerti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si stabilì a
Lugano, in Svizzera, e fu ammirato come uno dei più grandi
interpreti di Beethoven e Brahms. Il soprannome di “leone alla
tastiera”, da allora, fu solo suo. Il 28 giugno 1969 ebbe
luogo il suo ultimo concerto, sette giorni prima di spegnersi per
arresto cardiaco all’ospedale di Villach (Austria). Fu sepolto
a Colonia.
Il suo grado di perfezione tecnica, già in giovane età, è
rimasto ineguagliato, tanto che, a mio avviso, molte delle sue
incisioni di Brahms e Beethoven sono destinate a diventare dei veri
punti di riferimento. Il suo stile è caratterizzato da una
tecnica perfetta, tempi veloci, schiettezza, e potenza. Più di
tutto, affascina la sua sonorità morbida e matura e il
profondo lirismo. La bellezza della sua tonalità è
indubbiamente unica fra i suoi contemporanei. Non ho mai ascoltato
una Sonata n. 31 (Klagender Gesang)di Beethoven dalla
linea melodica più bella e struggente di quella da lui incisa.
Nel secondo movimento della Sonata n. 32 di Beethoven, il
contrasto fra una foga che leva il respiro e il piano è
unico rispetto a qualunque altra incisione. Credo che non si
renderebbe giustizia a Backhaus criticandolo per questo se Gilels
(detto il pianista di ferro) non viene criticato sebbene le sue
ultime registrazioni siano molto liriche e morbide. Sarebbe un non
voler comprendere appieno l’essenza dell’arte di
Backhaus. Backhaus non confidò mai esclusivamente nel suo
talento naturale. Si dice che, nella sua casa, ci fosse un quadro
raffigurante un triste minatore. Quando gli fu chiesta la ragione per
cui possedeva un oggetto così triste, rispose: “Ogni
volta che vedo questa tela, mi rendo conto che il mio lavoro non è
più duro del suo”. E, quando gli fu chiesto quale fosse
la chiave della sua perfezione tecnica, si limitò a
rispondere: “Solo le scale. Le scale sono l’alfa”
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