BACKHAUS & BEETHOVEN

 

Beethoven

Piano Concerto No. 3 in c minor Op. 37

Piano Sonatas:
No. 5 in c minor Op. 10 n. 1
No. 6 in F major Op. 10 n. 2
No. 12 in A flat major Op. 26
No. 21 in C major Op. 53 "Waldstein"
No. 25 in G major Op. 79
No. 30 in E major Op. 109

WILHELM BACKHAUS
Wiener Philharmoniker
Karl Böhm

Backhaus nacque a Lipsia ed apprese dalla madre, pianista dilettante, i primi rudimenti di musica. Fu poi allievo di Aloys Leckendorf al Conservatorio di Lipsia dal 1891 al 1899. Nel 1898, si trasferì a Francoforte sul Meno, dove studiò con Eugene d'Albert, il quale era stato allievo di Liszt ed era famoso per le sue esecuzioni beethoveniane. Nel 1900 iniziò la sua attività concertistica, suonando con la Gewandhaus Orchestra diretta da Arthur Nikisch.

Ma la sua fama divenne mondiale solo dopo che ebbe vinto il Concorso Rubinstein a Parigi nell’agosto del 1905. Sebbene il grande compositore Béla Bartók fosse a sua volta uno dei concorrenti, il suo commento fu “Backhaus ha suonato veramente bene”. Debuttò a New York il 5 gennaio 1912: per l’esecuzione del concerto “L’imperatore”, fu acclamato come virtuoso in tutti gli Stati Uniti. Fece tournées nel Sud America, Asia ed Europa. Il suo unico interesse era la musica. Non insegnò a lungo - Manchester Royal College of Music (1905), Curtis (1925~26), ecc. Eccetto il periodo del servizio militare nella Prima Guerra Mondiale, dedicò tutto il suo tempo alle esecuzioni dal vivo e su disco. Persino il regime nazista non riuscì ad interrompere la sua attività musicale, ragione per cui venne ritenuto dagli Alleati un collaborazionista del regime. Si dice che abbia dato, nella sua carriera, più di 4000 concerti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si stabilì a Lugano, in Svizzera, e fu ammirato come uno dei più grandi interpreti di Beethoven e Brahms. Il soprannome di “leone alla tastiera”, da allora, fu solo suo. Il 28 giugno 1969 ebbe luogo il suo ultimo concerto, sette giorni prima di spegnersi per arresto cardiaco all’ospedale di Villach (Austria). Fu sepolto a Colonia.

Il suo grado di perfezione tecnica, già in giovane età, è rimasto ineguagliato, tanto che, a mio avviso, molte delle sue incisioni di Brahms e Beethoven sono destinate a diventare dei veri punti di riferimento. Il suo stile è caratterizzato da una tecnica perfetta, tempi veloci, schiettezza, e potenza. Più di tutto, affascina la sua sonorità morbida e matura e il profondo lirismo. La bellezza della sua tonalità è indubbiamente unica fra i suoi contemporanei. Non ho mai ascoltato una Sonata n. 31 (Klagender Gesang)di Beethoven dalla linea melodica più bella e struggente di quella da lui incisa. Nel secondo movimento della Sonata n. 32 di Beethoven, il contrasto fra una foga che leva il respiro e il piano è unico rispetto a qualunque altra incisione. Credo che non si renderebbe giustizia a Backhaus criticandolo per questo se Gilels (detto il pianista di ferro) non viene criticato sebbene le sue ultime registrazioni siano molto liriche e morbide. Sarebbe un non voler comprendere appieno l’essenza dell’arte di Backhaus. Backhaus non confidò mai esclusivamente nel suo talento naturale. Si dice che, nella sua casa, ci fosse un quadro raffigurante un triste minatore. Quando gli fu chiesta la ragione per cui possedeva un oggetto così triste, rispose: “Ogni volta che vedo questa tela, mi rendo conto che il mio lavoro non è più duro del suo”. E, quando gli fu chiesto quale fosse la chiave della sua perfezione tecnica, si limitò a rispondere: “Solo le scale. Le scale sono l’alfa”