THE WORLD OF
CLARA HASKIL

 

MozartPiano Concerto No. 20
D. Scarlatti11 Sonatas
SchubertPiano Sonata D 960
SchumannPiano Concerto
 
CLARA HASKIL
The Hague Philharmonic Orchestra
Winterthur Symphony Orchestra
Willem van Otterloo
Henry Swoboda

Chi ha avuto modo di vedere Clara Haskil negli anni ’50 ricorderà certo una figura spettrale segnata dalla sofferenza, dalla fragilità, invecchiata precocemente, che si accostava alla tastiera con esitazione, come se provenisse da un altro mondo. La vita di Clara Haskil è un singolare racconto di sofferenze, la storia di una carriera ripetutamente interrotta per una salute assai instabile. Clara Haskil nasce nel 1895 enfant prodige da una famiglia di ebrei rumeni e inizia a esibirsi in pubblico a cinque anni. Alla morte prematura del padre viene affidata a uno zio che prima la conduce a Vienna, quindi a Parigi. Qui la piccola Clara studia con Lazare Lévy e, senza particolare entusiasmo, con Alfred Cortot. Si esibisce spesso nel duplice ruolo di pianista e violinista, riscuotendo l’ammirazione di musicisti come Fauré, Busoni e Paderewski. Intorno ai vent’anni si manifestano i primi segni di una grave deformazione alla spina dorsale. Più tardi subisce un delicato intervento per un tumore al cervello. Nel 1942 si rifugia in Svizzera per sfuggire alle persecuzioni naziste e ne diviene cittadina. Solo verso la fine degli anni ’40 comincia a registrare regolarmente per grandi compagnie discografiche. Per questa ragione il disco documenta solo l’ultima fase della sua carriera, quando il suo stato di salute era ormai al limite. Non ostante questo per tutti gli anni ’50 la Haskil percorre instancabilmente l’Europa, sempre più acclamata dal pubblico che la venera quasi come una martire. Nel 1960 muore per una banale caduta dalle scale della stazione di Bruxelles. Se Clara Haskil è universalmente considerata per le sue interpretazioni mozartiane, che si pongono nel segno di una purezza di suono e di una modernità di concezione ancor oggi insuperate, tuttavia il suo repertorio spazia da Scarlatti a Beethoven, Schumann, Brahms fino agli autori del Novecento. E proprio la sua registrazione di undici Sonate di Domenico Scarlatti realizzata nel 1950 resta un punto di riferimento assoluto per l’approfondimento della scrittura del compositore napoletano e anticipa in modo quasi pionieristico le scelte più moderne che affidano al pianoforte, anziché al clavicembalo, il compito di decifrare il complesso universo che queste Sonate rappresentano. La Sonata in si bemolle di Franz Schubert ricorre con assidua frequenza nei programmi concertistici della Haskil negli anni ’50. Circostanza significativa in un momento storico in cui il corpus delle Sonate schubertiane non era ancora entrato a far parte dei repertori pianistici correnti ed era quindi poco familiare al grande pubblico. Una lettura, questa della Haskil, ancora una volta nel segno di una estrema modernità per l’attenzione riservata al fraseggio e alla cantabilità, che si uniscono a una estrema morbidezza dei piano sonori. Anche Schumann fa parte in pieno del mondo espressivo della pianista rumena: infatti la sua interpretazione delle Kinderszenen è forse la sua registrazione più famosa e apprezzata per il senso di estrema poesia che vi si ritrova. Caratteristica comune al Concerto per pianoforte, di cui la Haskil mostra una visione di estremo equilibrio fra virtuosismo e liricità.