CASALS PLAYS BACH

 

J. S. Bach

The 6 Cello Suites BWV 1007-1012



PABLO CASALS

Pablo Casals scoprì le Suites per violoncello di Bach quando aveva appena tredici anni: e fu un giorno memorabile per Pablo. Suo padre era andato a trovarlo a Barcellona, e gli aveva regalato il suo primo violoncello. Un giorno insieme, un padre e un figlio che decidono di andare insieme a comprare dei fogli di carta da musica per Pablo, che all’epoca suonava al Café Tost. Conduceva un’esistenza grama, fra la scuola, e brevi esecuzioni di valzer e brani d’opera per deliziare gli avventori di quel locale. Solo una volta a settimana si concedeva un repertorio più di sostanza. In un piccolo e malandato negozio musicale, in una strada chiamata “Ancha”, presso il porto di Barcellona, Pablo aveva scoperto alcune sonate per violoncello di Beethoven, e poi le Suites di Bach. Conosceva bene Bach, naturalmente. Era ancora molto giovane, quando il padre gli aveva fatto conoscere il Pianoforte ben temperato, e per Pablo era diventata un’abitudine quella di iniziare la giornata al pianoforte, sonando Bach; diceva che “santificava la casa”. Ma non aveva mai visto quelle Suites di Bach, che oggi invece conoscono tutti i violoncellisti. Non sapeva neanche che fossero mai state scritte! E come le vide per la prima volta, fu subito estasiato e rapito da esse. Le lesse d’un fiato, lungo la strada di casa. E per il resto della sua vita, continuò a frequentare quelle Suites ogni giorno, come se fossero pane per l’anima. Casals venerava Bach, anche se non si azzardò mai ad eseguirlo in pubblico prima di poter avere alle spalle dieci anni di studio, e dunque fino all’età di 25 anni. A quel tempo, e siamo all’inizio del XX secolo, nessun concertista avrebbe mai eseguito un’intera suite bachiana in occasione di un concerto o di una serata. Erano considerate o troppo accademiche e aride, o troppo prive d’interesse per il pubblico, se eseguite così, senza altro accompagnamento. E tuttavia, si deve ammettere che un violoncellista che esegua una Suite di Bach da solo (c’è un’edizione con accompagnamento di pianoforte, ovviamente non di Bach) deve rivelare un’assoluta perfezione tecnica ed esecutiva, ed è un bel rischio! Casals era sconvolto che ci fossero persone al mondo che potessero ritenere aride le Suites di Bach, o che le potessero intendere come un mero esercizio di scale; lui che le guardava forse con occhio romantico, e le trovava così intensamente dense di pathos. Ed è interessante che, mentre Casals investiva le Suites di un afflato romantico, almeno per quanto attiene al loro contenuto emozionale, nello stesso tempo arrivò a modernizzare la tecnica esecutiva. I violoncellisti anteriori a Casals, infatti, usavano una diteggiatura che richiedeva una certa capacità di scivolare sulle note. La diteggiatura di Casals invece richiedeva una maggiore tensione, e degli stacchi della mano sinistra, invece che il suo scivolamento, che crea un’atmosfera assai più pulita e più “musicale”.