Pablo Casals scoprì le Suites per
violoncello di Bach quando
aveva appena tredici anni: e fu un giorno memorabile per Pablo. Suo
padre era andato a trovarlo a Barcellona, e gli aveva regalato il
suo primo violoncello. Un giorno insieme, un padre e un figlio che
decidono di andare insieme a comprare dei fogli di carta da musica
per Pablo, che all’epoca suonava al Café Tost. Conduceva
un’esistenza grama, fra la scuola, e brevi esecuzioni di valzer
e brani d’opera per deliziare gli avventori di quel locale.
Solo una volta a settimana si concedeva un repertorio più di
sostanza. In un piccolo e malandato negozio musicale, in una strada
chiamata “Ancha”, presso il porto di Barcellona, Pablo
aveva scoperto alcune sonate per violoncello di Beethoven, e poi le
Suites di Bach. Conosceva bene Bach, naturalmente. Era ancora
molto giovane, quando il padre gli aveva fatto conoscere il
Pianoforte ben temperato, e per Pablo era diventata un’abitudine
quella di iniziare la giornata al pianoforte, sonando Bach; diceva
che “santificava la casa”. Ma non aveva mai visto quelle
Suites di Bach, che oggi invece conoscono tutti i
violoncellisti. Non sapeva neanche che fossero mai state scritte! E
come le vide per la prima volta, fu subito estasiato e rapito da
esse. Le lesse d’un fiato, lungo la strada di casa. E per il
resto della sua vita, continuò a frequentare quelle Suites
ogni giorno, come se fossero pane per l’anima. Casals venerava
Bach, anche se non si azzardò mai ad eseguirlo in pubblico
prima di poter avere alle spalle dieci anni di studio, e dunque fino
all’età di 25 anni. A quel tempo, e siamo all’inizio
del XX secolo, nessun concertista avrebbe mai eseguito un’intera
suite bachiana in occasione di un concerto o di una serata. Erano
considerate o troppo accademiche e aride, o troppo prive d’interesse
per il pubblico, se eseguite così, senza altro
accompagnamento. E tuttavia, si deve ammettere che un violoncellista
che esegua una Suite di Bach da solo (c’è
un’edizione con accompagnamento di pianoforte, ovviamente non
di Bach) deve rivelare un’assoluta perfezione tecnica ed
esecutiva, ed è un bel rischio! Casals era sconvolto che ci
fossero persone al mondo che potessero ritenere aride le Suites
di Bach, o che le potessero intendere come un mero esercizio di
scale; lui che le guardava forse con occhio romantico, e le trovava
così intensamente dense di pathos. Ed è
interessante che, mentre Casals investiva le Suites di un
afflato romantico, almeno per quanto attiene al loro contenuto
emozionale, nello stesso tempo arrivò a modernizzare la
tecnica esecutiva. I violoncellisti anteriori a Casals, infatti,
usavano una diteggiatura che richiedeva una certa capacità di
scivolare sulle note. La diteggiatura di Casals invece richiedeva una
maggiore tensione, e degli stacchi della mano sinistra, invece che il
suo scivolamento, che crea un’atmosfera assai più pulita
e più “musicale”.
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