Menuhin è essenzialmente quello che si dice un fenomeno americano. Fu probabilmente il primo violinista prodigio a divenir celebre in tenera età nel Nuovo Mondo. Se ne ricorda solo un altro prima di lui: Louis Persinger. Nacque a Rochester, ma le sue esecuzioni come bambino prodigio caddero presto nell'oblio, sebbene avesse avuto il privilegio di avere come maestro il violinista belga Ysa˙e. Fra il 1914 e il 1915 fu maestro concertatore dei Berliner Philharmoniker sotto la direzione di Arthur Nikisch, prima di diventare il primo grande maestro di
Yehudi Menuhin. Come vedremo, la carriera di Louis Persinger fu una sorta di prova generale di quella di Menuhin, come se gli Stati Uniti avessero bisogno di elaborare un prototipo prima di produrre Menuhin. Il suo secondo grande maestro, colui che lo faceva sentire "una pulce", fu Enesco. Enesco non era un americano, era un apolide perennemente in movimento. A Vienna e poi a Parigi, dove fu allievo del belga Martin Marsick, Enesco si sentiva rumeno. E tuttavia, nella sua patria non si sentiva rumeno ma moldavo. Persinger ed Enesco impartirono a Menuhin una formazione di stampo franco-belga, ma come mediata attraverso la loro sensibilità di esuli. Di fatto, il modo di suonare di Menuhin era piuttosto quello di un autodidatta, che inaugurò un nuovo stile, proprio come l'America era un nuovo mondo. Così è più facile capire, se ascoltiamo le sue incisioni di prima della guerra, quella celebre frase di Menuhin, quando diceva che avrebbe voluto avere "l'eleganza di Kreisler, la sonorità di Elman ("il violino parlante") e la tecnica di Heifetz". Il riferimento per una carriera nel periodo dell'anteguerra era, ovviamente, Heifetz. Menuhin era nato nel 1916, e Heifetz giunse negli Stati Uniti nel 1917: il suo virtuosismo avrebbe avuto un effetto dirompente. La formazione del giovane Yehudi ebbe luogo mentre l'America acclamava Heifetz. I suoi primi dischi, quelli più seducenti dal punto di vista violinistico, sono una prova della sua influenza. Sotto un profilo strettamente tecnico, Heifetz è già un contemporaneo. Ma non dobbiamo dimenticare che lo stile di Heifetz, piuttosto pretenzioso, con il violino imbracciato molto in alto, sembra piuttosto un retaggio del passato. Dovremo aspettare una generazione perché scompaia definitivamente questo senso di richiamo al fascino del passato.
Per Menuhin, l'evento più significativo del dopoguerra fu l'incontro con Furtwängler. Le due estati passate con il violinista tedesco Adolf Busch significarono per Menuhin la scoperta del mondo tedesco. Nel riabilitare il direttore tedesco accusato di sentimenti filo-nazisti, fu anche un'intera tradizione, quella della cultura tedesca nel suo insieme, che questo violinista ebreo-newyorkese volle difendere, proprio quando il mondo più acclamava all'America trionfante. Non c'è nessuna interpretazione definitiva dell'arte di Menuhin, quanto piuttosto la ricerca della pace, di un posto dove la musica, lontana da ogni pretenziosità, vibri naturalmente, di un posto dove essa possa trovare il suo respiro piuttosto che essere esibita. Questa apertura verso un sentire la musica che trascendesse le tecniche e le accademie, questo fiero desiderio di raccogliere la musica dalle sue fonti, si riscontra forse oggi in un Kremer o in uno Shaham. Ed è in questo senso che la lezione di Menuhin rimane esemplare, oggi più che mai: nato in America quando Heifetz era un fenomeno mediatico, Menuhin morì a Berlino, più vicino a Adolf Busch e a Wilhelm Furtwängler.
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