Shura Cherkassky (1909-1995) imparò a suonare il pianoforte da sua madre, Lydia Cherkassky. Nel 1922, quando Shura aveva solo 13 anni, i Cherkassky emigrarono a Baltimora, negli Stati Uniti, dove debuttò nel 1923. Si cercò a quel punto un nuovo maestro, e Cherkassky suonò davanti a Rachmaninoff, nella sua casa di 33, Riverside Drive, New York (un indirizzo che non avrebbe mai domenticato). Sebbene favorevolmente impressionato dal suo giovane talento, Rachmaninoff gli consigliò di continuare a studiare con Rosina Lhévinne, affinché imparasse a modificare la posizione delle mani, interrompendo ogni attività concertistica per almeno due anni. Non contento dell'idea di dover sospendere le sue pubbliche esecuzioni, si rivolse allora al leggendario Josef Hofmann, che, al contrario, sentenziò che Shura avrebbe potuto continuare a dare concerti. Questa lunga pratica concertistica ebbe come conseguenza il fatto che Cherkassky si trovò sempre a suo agio davanti al pubblico. Continuò gli studi con Hoffmann, di cui seguì scrupolosamente i consigli, al Curtis Institute di Philadelphia fino al 1935. Furono anni in cui avvertì l'esigenza insopprimibile e quasi compulsiva di vedere il mondo, viaggiando in Australia, Nuova Zelanda, l'Estremo Oriente, la Russia e l'Europa. Gli anni della guerra furono difficili per Cherkassky, che si vide ridotti al minimo gli impegni concertistici. Nel dopoguerra, tuttavia, la sua carriera fu particolarmente brillante, e fu invitato a partecipare a tutti i maggiori eventi musicali del mondo. Negli ultimi trent'anni della sua vita, Cherkassky fu universalmente riconosciuto fra i maggiori pianisti e le più grandi personalità. Un genio che piaceva; sapeva sprigionare una fresca spontaneità pur nella bellezza del suono; era in grado di dischiudere tutte le caleidoscopiche possibilità del pianoforte nell'intento dichiarato di dare intenso piacere al pubblico che ne finiva col rimanerne soggiogato.
Raro fenomeno musicale, Walter Gieseking (1895-1956) vantava un repertorio sterminato che spaziava da Bach ai più innovativi compositori del suo tempo. Era essenzialmente un autodidatta e si applicava raramente allo studio: suonava meglio quando era rilassato, e di conseguenza riusciva a concentrarsi profondamente, grazie anche alla sua prodigiosa memoria fotografica. Nessun pianista, prima di lui né dopo, aveva mai dimostrato una personalità così marcata, un modernismo che pure non prescindeva da un assoluto coinvolgimento musicale che si traduceva nell'estremo rispetto dello stile del pezzo eseguito. Diversamente da altri, il modo di suonare di Gieseking rimase invariato, dal primo disco del 1924 fino all'ultima esecuzione, prima della sua morte, nel 1956. La sua arte dell'interpretazione non seguì una linea di sviluppo né cambiò, ma si estese ad un repertorio sempre più vasto. Dal punto di vista tecnico, Gieseking sembrava poter produrre un'infinita gamma di suoni e di sfumature, tutte derivanti dalla musica. Quasi tutti i compositori cui si avvicinò ritrovarono una nuova vita in una maniera unica, specialmente Debussy, le sue registrazioni dal vivo di Mozart, Beethoven, Brahms, Liszt, e particolarmente le sue rare esecuzioni di Fauré e Scriabin.
Monique Haas (1909) è stata fra le più significative interpreti francesi del Novecento. Formatasi a Parigi con Lazare-Lévi, iniziò la sua carriera concertistica nel 1928, molto apprezzata in particolare nel Regno Unito. Nel secondo dopoguerra fu particolarmente attenta al repertorio contemporaneo. La sua registrazione del Concerto in sol di Ravel fu considerata un punto di riferimento sin dalla sua prima pubblicazione, e ancora oggi mantiene intatte quelle prerogative di spontaneità e immediatezza che caratterizzano tutte le sue interpretazioni.
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