THE ESSENTIAL MOZART

 

Mozart
Eine kleine Nachtmusik
Divertimento n. 11
Sinfonia n. 29
Concerto per pf. n. 23
Concerto per vl. n. 3

PABLO CASALS
ARTHUR RUBINSTEIN
ISAAC STERN
 

Molti grandi musicisti consideravano lavorare con Pablo Casals un onore, anche se si fosse trattato di accantonare temporaneamente la loro carriera solistica per suonare nelle file di un'orchestra, naturalmente, con tutti i riguardi del caso. Forse perché Casals fu un grandissimo direttore, o, dal punto di vista tecnico, un eccezionale strumentista? No: certamente Casals era un musicista, ma era anche un umanista, e il suo umanesimo ispirava tutto il suo mondo, incluso il fare musica. La sorte dell'umanità era un suo pensiero ricorrente, tanto da far tacere persino il suo violoncello, per protesta, quando si levò contro il fallimento del mondo "civilizzato" nel far cessare le violazioni dei diritti umani nella sua patria, la Spagna. Fortunatamente per noi, si persuase a suonare di nuovo, e i Festival a lui intitolati giocarono un ruolo importante in questa storia. Il violinista Alexander Schneider (membro del Quartetto di Budapest) lo convinse ad accettare l'invito come ospite d'onore al Bach Festival del 1950 a Prades, un villaggio della Catalogna, in occasione del bicentenario della morte del compositore. A questo Festival fece seguito, nel 1951, il Festival Casals a Perpignan - il cui materiale è presentato in questo disco - e anche a Puerto Rico. Come direttore, Casals compensava alcune "carenze tecniche" pretendendo meticolose sessioni di prova. Non si limitava a dirigere un'orchestra, piuttosto insegnava all'orchestra. Era solito infatti far apprezzare agli strumentisti la musica e tutte quelle sfumature che le avrebbero consentito di recuperare tutta la sua vitalità - articolazione, fraseggio, modulazione timbrica ed espressiva, solo per fare tre esempi. Almeno a Perpignan, sembrò preferire i tempi lenti. Certamente, non fu solo la scelta dei tempi a rendere la profondità della sua sensibilità musicale, anche se probabilmente essa vi ha notevolmente contribuito.
Arthur Rubinstein registrò ben tre volte il Concerto in la maggiore di Mozart. La registrazione qui presentata è la seconda delle tre, realizzata a Saint Louis nel 1949 sotto la guida del russo-americano Vladimir Golschmann. Si tratta forse della più rappresentativa delle tre versioni, poiché coniuga in modo esemplare la brillantezza tecnica del solista, qui al massimo delle sue possibilità, con un gusto del fraseggio e un senso della cantabilità che colgono in modo assai raffinato il sapore operistico che attraversa lo stile concertante mozartiano.
Isaac Stern nacque a Kreminiecz, in Russia, ed è considerato uno dei più grandi violinisti del XX secolo. Arrivò a San Francisco nel 1921, in fuga, insieme alla sua famiglia, dalla Rivoluzione Russa. Americano di formazione e di studi, iniziò a suonare il violino in tenera età e debuttò in pubblico ad appena 13 anni. Nel 1936, Stern suonò con l'Orchestra Sinfonica di San Francisco: era un concerto di Brahms, trasmesso in tutta la nazione. Fu così che iniziò la sua grande carriera concertistica, che si protrasse per più di mezzo secolo. Stern ha suonato in tutto il mondo, accanto alle più grandi orchestre. È un musicista che non ha mai disdegnato il repertorio contemporaneo, e che anzi ha inciso molti nuovi lavori di Bernstein, Penderecki, Rochberg, Schuman e di Maxwell Davies. Ha avuto anche un ruolo importante di formazione e di guida nei confronti dei giovani talenti, ed è noto il suo impegno nazionale ed internazionale nello sviluppo e nella ricerca applicata alle arti.