MICHELANGELI: THE MYTH

 

AlbénizMalagueña
Bach/BusoniCiaccona
BrahmsVariazioni su un tema di Paganini
ChopinScherzo n. 2
Mazurca Op. 68/2
GranadosAndalusa
MozartConcerti per pf. nn. 20 & 23
Scarlatti2 Sonate

ARTURO BENEDETTI MICHELANGELI
 

"Non vi è più posto per il "punto di vista", per la confessione umanistica. Dove c'erano cose maneggiate dagli uomini, sentimenti e morte, esplode uno stemma: colore e disegno, segni autorevoli e tremendi". Questa affermazione di Giorgio Manganelli a proposito delle tensioni in atto nella pittura italiana a cavallo delle due guerre potrebbe con tutta tranquillità essere adottata per descrivere il pianismo di Arturo Benedetti Michelangeli (1920-1995). Si è infatti più volte e da più parti sottolineata la atipicità del suo approccio al fare musica, intesa nel senso di un rigoroso controllo del suono, di un ideale di perfezione che nasce già dall'estrema - quasi maniacale - attenzione riservata alla meccanica dello strumento, il suo Steinway che lo seguiva dovunque nel mondo così come il fedele accordatore Tallone, indispensabile artefice della messa a punto di tale "macchina sonora". Un'arte, quella di Michelangeli, "severa e cerebrale, ascetica e lirica", per usare le parole di De Chirico sulla metafisica, un'arte concentrata verso un ideale di perfezione coltivato nella solitudine di una personalità all'apparenza schiva e riservata, che nulla concedeva al gusto della mondanità e del divismo. Michelangeli si forma nell'Italia fra le due guerre, un momento storico e estetico assai particolare, teso nell'elaborare un tentativo di conciliazione fra la ricerca del nuovo e la tradizione. In tal senso la figura di Michelangeli, così isolata nell'esercizio di un ideale sonoro assoluto fa pensare al lavorìo estetico che in questi stessi anni artisti come Carlo Emilio Gadda in ambito letterario e Giorgio De Chirico - e più in generale tutta la cerchia dei metafisici - in ambito pittorico stanno compiendo. Un confronto ancora più stringente là dove si rifletta su un secondo aspetto determinante della personalità artistica di Michelangeli, sul quale si è a lungo insistito, la cosiddetta iteratività del repertorio. Durante la sua lunga carriera Michelangeli ha posto molta attenzione alla scelta delle musiche, e anche se amici e allievi testimoniano quanto grande fosse il suo raggio di "letture" musicali, le pagine incluse e presentate in pubblico finivano comunque per ridursi sempre a un gruppo ristretto. Un atteggiamento che testimonia ancora quella volontà di perfezione già perseguita nella cura del suono, e che qui trova la sua ragion d'essere nella continua riproposizione di alcune pagine con la volontà di coglierne ogni aspetto possibile. Ciascuna esecuzione della stessa pagina - come le tante registrazioni live documentano, per nostra fortuna - è apparentemente uguale all'altra, ma vive in realtà di una sua vita autonoma in forza di sottili e impercettibili varianti che si ritrovano tutte nel suono e in sfumature al limite della percezione.