"Recentemente si è fatto un gran nome Horowitz. Ha ottave colossali". Questo il giudizio di Rachmaninov su Vladimir Horowitz (1904-1989) in una lettera datata 1936, un documento significativo, in quanto espressione di apprezzamento di uno dei più insigni virtuosi della tastiera del '900 per un altro grande erede del virtuosismo ottocentesco. Horowitz si era formato in Russia con Felix Blumenfeld, pianista e direttore d'orchestra cresciuto nell'alveo della grande tradizione romantica, che gli trasmise i fondamenti di una tradizione stilistica legata al grande virtuosismo pianistico ottocentesco. Horowitz si conquistò dapprima grande fama in Unione Sovietica, con una serie di 23 concerti che tenne a Leningrado nel 1924, in cui esibì un repertorio di più di duecento pezzi. Seguì una tournée europea, quindi il debutto negli Stati Uniti, alla Carnegie Hall di New York, dove eseguì il Primo Concerto per pianoforte di Tchaikovsky. Ma quello che Horowitz amava considerare il suo vero debutto in America fu l'incontro con Rachmaninov, con il quale stabilì un grande sodalizio artistico. L'esecuzione, nel 1928, del Terzo Concerto di Rachmaninov - che Horowitz aveva in repertorio già a sedici anni! - ne consacrò definitivamente la fama di virtuoso della tastiera. Questo periodo, compreso fra il debutto statunitense e il 1936, è il primo grande momento della lunga carriera del pianista russo, che realizza una serie di incisioni nelle quali si coglie tutta la pienezza della sua tecnica prodigiosa. Nel 1933 Horowitz sposa Wanda Toscanini, figlia del grande direttore italiano, mentre fra il 1936 e il 1939 la sua carriera subisce una interruzione dovuta a motivi di salute. Dal 1939 al 1953 l'attività riprende frenetica. Horowitz, che allo scoppio della Seconda Guerra mondiale si è definitivamente trasferito con la moglie negli Stati Uniti, acquisendone la cittadinanza, si esibisce instancabilmente in pubblico e consegna al disco altre memorabili incisioni, fra le quali quelle comprese in questo CD. Dal 1953 si ritira nuovamente dalle scene per un lungo periodo dedicandosi solo allo studio d'incisione. Torna di nuovo in pubblico, quasi a sorpresa, in uno storico concerto alla Carnegie Hall nel 1965. E' ormai divenuto il mito pianistico del secolo, e la sua rentrée non delude chi nutriva dubbi sulle sue condizioni tecniche. L'attività concertistica riprende frenetica sino al 1987, due anni prima della scomparsa.
Horowitz resta un interprete essenzialmente legato alla grande stagione del pianismo romantico ottocentesco, di cui egli incarna il coté virtuosistico e, diremmo, demoniaco. Tuttavia, le sue interpretazioni non sono mai caratterizzate da quel senso di superficialità proprie del virtuosismo brillante ed esteriore. Al contrario, Horowitz si serve delle sue incomparabili capacità tecniche per piegare la musica alle ragioni di una espressività totale, esasperata (a volte sin troppo), dove il virtuosismo diviene una sfida ai limiti tecnici dello strumento. Il suo repertorio, pur vastissimo per estensione cronologica, ha il suo fulcro nella stagione romantica di Liszt (l'autore a lui più congeniale), Chopin, Schumann e di un certo Novecento, Rachmaninov, naturalmente, e Scriabin, che Horowitz ha contribuito a diffondere in modo sostanziale nella cultura musicale occidentale.
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