Il nome di Arthur Rubinstein (1887-1983), uno dei più grandi interpreti del XX secolo, resta sostanzialmente legato all'interpretazione di Chopin e Brahms, anche se il suo repertorio spaziava da Mozart a Prokofiev. Come si può leggere nell'introduzione dello stesso Rubinstein all'edizione statunitense del volume The Life and Death of Chopin di Casimir Wierzynski, "l'intera personalità di Chopin si formò negli anni giovanili, e tutta la sua opera deriva da questi primi anni trascorsi in Polonia. Lo spirito della Polonia resta la fonte principale della sua ispirazione, l'essenza del suo essere sino alla fine dei suoi giorni. (...) E' straordinario osservare come i pubblici più diversi siano conquistati dalla musica di Chopin. (...) Il più nazionale dei compositori è anche il più cosmopolita!". Le Polonaises di Chopin - certo le pagine più dichiaratamente nazionali del compositore - hanno occupato un ruolo assai stabile nel repertorio di Rubinstein, che le registrò per ben tre volte, a Londra negli anni '30, quindi nei primi anni '50 e verso la metà dei '60. "La meticolosa precisione e l'economia di mezzi sono inseparabili dal calore della sua espressione. Da un lato l'eroismo, con il suo assoluto rifiuto di compromessi, dall'altro l'estrema delicatezza e sensibilità: il suo mondo in tutta la sua ricchezza si muove fra questi due poli". Così scrive Rubinstein a proposito di Chopin, e questo siamo abituati ad apprezzare nelle sue straordinarie interpretazioni chopiniane. Sono ben quattro le registrazioni dei Fantasiestücke di Schumann che Rubinstein ha consegnato al disco, segno di una particolare attenzione del pianista polacco per questo lavoro che Schumann ultimò nel 1837 e che si ritrova tutto nel segno dell'inquieta e geniale fantasia creativa del compositore. Da Schumann a Brahms, percorso storicamente ovvio e naturale, ancor più se compiuto nel segno del pianismo di Rubinstein, così intimamente legato a questi due autori. "La musica di Brahms mi è stata molto più familiare che quella del mio compatriota Chopin. Nei miei primissimi anni ho avuto l'onore di essere molto vicino al grande violinista Joseph Joachim, il leggendario interprete, consigliere e amico di Brahms, e tramite lui mi sono immerso nella musica di Brahms dai miei inizi. Bisogna ricordare che Brahms era ancora vivo quando io avevo dieci anni, e in tal senso egli per me era un contemporaneo, non un "vecchio maestro". Io mi avvicino sempre alla sua musica con questo spirito, e tento a mio modo di rendere l'essenza del Brahms che ho imparato ad amare sin dai primi giorni". Così parlava Rubinstein del suo rapporto con la musica di Brahms in una intervista rilasciata in tarda età, e da queste parole si desume un rapporto particolarissimo e preferenziale con questo compositore. Sin dai giorni della sua formazione presso la Hochschule di Berlino come allievo di Heinrich Barth, l'undicenne Rubinstein fu chiamato in qualità di pianista accompagnatore nella classe di violino di Joachim, e qui prese confidenza con la musica da camera e per pianoforte di Brahms, incluse com'è ovvio le tre Sonate. La Terza Sonata per pianoforte - documento essenziale del coté eroico e del pianismo poderoso di un Brahms ventenne - fu registrata due volte da Rubinstein, che in questa prima versione del 1949 ne lascia una versione che coniuga in modo mirabile lo slancio virtuosistico e l'essenzialità del fraseggio, grazie a una tecnica pianistica nel pieno delle sue possibilità espressive. |